Convegno “Università: è tempo di cambiare per i giovani e per il paese” – 10/04/2015

Si è svolto venerdì 10 aprile 2015 nell’Aula Magna dell’Università di Messina il convegno sul tema “Università: è tempo di cambiare per i giovani e per il paese“.
All’incontro, coordinato dal prof. Antonio Miceli, sono intervenuti, il prof. Emanuele Scribano, Prorettore Università di Messina, il prof. Guido Signorino, Vicesindaco di Messina, la prof. Ting Fa Margherita Chang, Università di Udine, il prof. Vincenzo Vecchio, Presidente Nazionale CNU, il prof. Francesco De Domenico, Direttore Generale dell’Università di Messina, il prof. Filadelfio Mancuso, Presidente ARTeD Università di Messina, Francesco Armone, Rappresentante Studenti Senato Accademico Università di Messina, il prof. Giovanni Cordini, Università di Pavia.

[Brochure convegno] – [Rassegna stampa UNIME]

E’ possibile rivedere l’evento all’indirizzo: http://www.livestream.com/unime/

Uscire dall’emergenza

Nel rapporto annuale Federcultura 2013 il Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini ha ribadito la necessità che la Cultura, la Scuola e l’Università escano finalmente dall’”emergenza”. Il Governo, le Forze Politiche, il Parlamento devono progettare il futuro di esse. E’ miope considerarle un costo, mentre sono piuttosto un investimento ed uno stimolo allo sviluppo.

Incoraggiato da queste autorevoli affermazioni e confortati dai continui e pressanti richiami del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il CNU (Comitato Nazionale Universitario) ha inviato l’allegata lettera aperta al Presidente del Consiglio, al Ministero dell’Istruzione,  dell’Università e della Ricerca e al Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Il Direttore di Università e Ricerca
Antonio Miceli

Promemoria sulla questione del blocco degli scatti di carriera per i docenti universitari

Sulla Gazzetta Ufficiale del 25 Ottobre u.s è stato pubblicato il DPR n. 122 del 4 Settembre 2013 contenente il Regolamento in materia di proroga del blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali dei dipendenti pubblici. Tale regolamento proroga a tutto il 2014 il blocco delle retribuzioni del Pubblico Impiego originariamente previsto per il triennio 2011-2013 dal Decreto Legge n. 78 del 2010. Purtroppo la riproposizione letterale della norma del D.L. 78/2010 andrà a perpetuare una grave discriminazione nei riguardi dei docenti universitari (professori e ricercatori di ruolo) che, oltre al blocco del meccanismo di adeguamento ISTAT delle retribuzioni, continueranno a subire anche il blocco degli scatti biennali previsti nella loro carriera dall’art. 36 del DPR 382/1980, una tipologia di carriera che non trova corrispondenza nello status di nessuno degli altri dipendenti, sia pubblici che privati.

Ci teniamo a sottolineare che il legislatore degli anni ottanta con l’introduzione di tali scatti aveva inteso riconoscere che il docente universitario nell’arco della carriera esercita praticamente sempre le stesse funzioni, ma con una qualità ed una efficacia che migliorano nel tempo in funzione della esperienza man mano maturata. In sostanza gli stipendi dei professori italiani vennero così fissati a livelli molto più bassi di quelli dei loro colleghi dell’Europa occidentale all’inizio del proprio percorso accademico, ma crescevano nel tempo e diventavano paragonabili soltanto verso la fine della carriera.
Purtroppo la Legge Gelmini è intervenuta a complicare le cose stabilendo di legare la concessione degli scatti ad una valutazione di qualità, invece di assoggettarli al mero controllo del puntuale assolvimento dei propri doveri. In tal modo ne ha di fatto stravolto il significato originario rinunciando a stabilire, per mere ragioni di cassa, che un eventuale premio di merito avrebbe dovuto gravare correttamente su fondi aggiuntivi, appositamente stanziati. Tra l’altro tale legge ha aggravato la posizione retributiva dei docenti futuri in quanto ha sì innalzato gli stipendi iniziali dei professori ma facendo recuperare loro una anzianità retributiva inferiore agli otto anni di servizio pre-ruolo che erano invece riconoscibili con la vecchia normativa.
Orbene, il blocco della carriera sopra discusso va a colpire i soli docenti universitari in quanto l’altra categoria dotata di analoghi aumenti retributivi, i magistrati, ha potuto chiamarsi fuori in base ad una sentenza della Corte Costituzionale (magistrati anche loro) che ha bollato il loro blocco stipendiale come lesivo della autonomia della categoria.
Facciamo presente che la legge non prevede, alla fine del blocco, il recupero degli scatti perduti, con il brillante risultato che tutti i docenti in servizio avranno una perdita economica crescente nel tempo e che si rifletterà anche in una pensione nettamente più bassa. Aggiungiamo che i docenti universitari continueranno in tal modo anche da anziani a ricevere uno stipendio nettamente più basso dei loro colleghi stranieri, così contribuendo a rendere la carriera accademica nel nostro paese ancora meno appetibile e incoraggiando il già massiccio esodo intellettuale.

Ci teniamo a sottolineare infine che i docenti universitari non intendono sottrarsi ai sacrifici imposti agli altri cittadini, ma chiedono con forza che i sacrifici loro imposti siano gli stessi di quelli imposti agli altri dipendenti pubblici, senza subire penalizzazioni aggiuntive.
In conclusione, se da un lato possiamo accettare la proroga del blocco degli adeguamenti ISTAT, che corrisponde al blocco della contrattazione di tutti gli altri lavoratori dipendenti, dall’altro chiediamo che si prenda l’occasione della Legge di Stabilità per ripristinare il meccanismo degli scatti di carriera, anche in vista del fatto che tali scatti, proprio a seguito della Legge Gelmini, hanno perduto il loro carattere di automatismo.