Comunicato del Comitato Nazionale Universitario

Qualche mese  fa sembrava  che si fosse giunti ad un testo quasi definitivo della legge di riforma dell’Università, che avrebbe dovuto essere  presentato al Consiglio dei Ministri dopo le elezioni amministrative, al fine di favorirne una discussione più pacata. Riscontriamo che ciò non è avvenuto  e che  nei lunghi mesi che sono seguiti alla enunciazione  delle Linee Guida (Novembre 2008) il Ministro non ha mai accolto gli inviti e le sollecitazioni  per un  confronto con le associazioni della docenza universitaria. Il Ministro si è  limitata  ad autorizzare un  incontro formale con il Direttore Generale Dr. Masia, incontro che si è rivelato privo di qualsiasi valenza costruttiva per una discussione sul futuro del sistema universitario.

Ambienti ministeriali ci lasciano intendere che la presentazione ufficiale del DDL potrebbe avvenire in tempi lunghi e  senza che  ci sia stato alcun contatto e scambio di opinioni fra Ministro e rappresentanti della  docenza universitaria seguendo una singolare prassi secondo cui gli operatori di un settore, a nostro parere fondamentale per la vita della società, non sono ritenuti idonei ad esprimere opinioni sulla organizzazione del lavoro che essi stessi svolgono quotidianamente.
Si tratta, nel complesso, di una situazione confusa e dalle prospettive incerte che promette di svilupparsi senza il contributo degli esperti del settore in una atmosfera di sospetto e ambiguità.

Nell’attesa degli eventi menzionati la quotidianità delle strutture universitarie è caratterizzata dall’enorme ritardo  con cui  il Governo attiva i canali del finanziamento ordinario con la conseguenza che gli Atenei non sono in grado di programmare le attività dell’anno in corso di cui, ormai, è trascorsa più della metà. Si tratta di una situazione che rischia di sfociare in vera catastrofe che potrebbe comportare la morte per soffocamento di molti Atenei.  Molte Università  hanno iniziato un percorso  di innovazione e razionalizzazione della propria organizzazione. Tuttavia tale processo rischia di arenarsi sia per la incertezza  sulla consistenza e sui tempi di erogazione delle  risorse (al 27 Luglio non risulta ancora firmato il Decreto di assegnazione del FFO), sia per la sensazione di sfiducia e frustrazione che si sta diffondendo fra gli operatori universitari ad ogni livello, come è anche documentato dalle prese di posizione di organismi autorevoli quali il Consiglio Universitario Nazionale (CUN) e la conferenza dei Rettori (CRUI) e alle quali riteniamo di doverci associare.

La vita delle università e la serenità degli operatori è resa incerta, oltre che dai problemi economici, dalla constatazione che gli impegni governativi spesso rimangono lettera morta. Infatti la legge 1/09 prevedeva che  entro 30 gg. sarebbero  state attivate per  decreto le procedure per la selezione delle commissioni per i concorsi banditi nel 2008, mentre ad oggi manca qualsiasi indicazione in merito. Il silenzio su questo tema sta  aggravando la situazione di incertezza e sfiducia  citata prima soprattutto nelle generazioni più giovani che vedono nella professione “universitaria” una chimera poco credibile, oltre che poco remunerativa, e si rivolgono ad altre attività o ad altre realtà universitarie europee o extra europee dove trovano linee di percorso certe e appetibili. D’altro canto la gestione del progetto per il “rientro dei cervelli”  e il mancato rinnovo del suo finanziamento dimostrano a chiare lettere che la preoccupazione per “i cervelli” non occupa i posti più alti nella considerazione dei nostri responsabili.

Il risultato finale di questo processo è il progressivo impoverimento delle risorse umane e intellettive del Paese che fa presagire uno sviluppo  futuro piuttosto rachitico e impacciato con  grandi difficoltà nella competizione internazionale.

Alle cose sopra citate si aggiunge il taglio delle risorse necessarie  a permettere la mobilità degli operatori fra i diversi atenei, taglio che aggrava una situazione di stagnazione intellettuale e penalizza coloro che avendo conseguito l’idoneità non trovano spazio nell’ateneo di origine.

I provvedimenti rivolti a fronteggiare la crisi economica hanno reintrodotto la norma che prevede la rottamazione  dei dipendenti statali che abbiano prestato servizio, anche figurativo, per 40 anni, includendo in questa categoria i ricercatori universitari a differenza dei professori associati e ordinari. Si tratta di una discriminazione tanto inaccettabile quando inconcepibile, infatti :

  1. in tutti gli Atenei italiani i ricercatori hanno responsabilità didattiche  sovrapponibili a quelle dei “professori” tanto che dall’esterno risulta impossibile comprendere la differenza di ruolo;
  2. per un discreto numero di corsi e in molti atenei il ricercatore è l’unica figura di docente che si fa carico dell’insegnamento, degli esami e della programmazione didattica;
  3. la figura del ricercatore è indefinita dal 1980 quando il DPR 382 affermò che nel futuro ne sarebbe stato caratterizzato lo stato giuridico.

Ci si sarebbe aspettati un provvedimento che avesse risolto questa decennale carenza, anche a costo di definire un sistema di valutazione delle caratteristiche scientifiche e didattiche dei ricercatori per identificare quelli idonei ad essere inclusi fra i “professori”. Al contrario si è scelta una strada che porta alla indiscriminata penalizzazione della fascia più fragile della docenza, offrendo ai Rettori uno strumento facile per lo snellimento del corpo docente degli atenei, che non li obbliga a tener conto della valenza scientifica e didattica di quelli da eliminare come di coloro da conservare nei ruoli.

Questo provvedimento si somma a quello che ha facilitato la esclusione dei “professori” settantenni. Quest’ultimo (utilizzazione dei due anni di permanenza in ruolo previsti dalla legge) si pone in chiaro contrasto con i principi di “ragionevolezza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione”. La generale assunzione di provvedimenti di rifiuto della proroga, oltre ad essere  irrazionale e lesiva di diritti quesiti, “frusterebbe l’affidamento dell’interessato nella sicurezza giuridica, elemento fondamentale dello Stato di Diritto” (principi più volte richiamati della carta costituzionale).

Si tratta di provvedimenti che si muovono in un’ottica chiaramente contraria a quella più accreditata che vede nell’adeguamento dell’età pensionabile alla durata della vita una  possibile soluzione ai problemi economici generati dal peso della spesa pensionistica e, d’altro canto, non sembra poter essere di grande utilità né per l’economia dello Stato dal momento che essi si risolvono nello spostare il peso della spesa da un comparto (Università) all’altro ( Previdenza) senza produrre alcun risparmio, né per il rinnovo del personale docente dell’Università  dal momento che  presi in sintonia con l’effettivo blocco delle assunzioni.

L’insieme delle considerazioni esposte genera  nel CNU un profondo allarme e moltissime preoccupazioni per il futuro dell’istituzione universitaria  e per la difesa delle prerogative professionali del personale da esso rappresentato.  Riteniamo quindi di dover chiedere con forza che chi ha la responsabilità politica della gestione universitaria le prenda in esame e si apra ad un confronto sereno e costruttivo. Nel contempo ci assumiamo  la responsabilità di asserire che nel persistere di questa situazione

  1. non potremo sottrarci all’obbligo di promuovere la mobilitazione del mondo universitario
  2. ci faremo carico di promuovere e organizzare tutte le forme di ricorsi amministrativi idonee a difendere e garantire i diritti e la dignità del personale universitario.

Parma 23/7/2009

Comunicato del CNU

Il Comitato Nazionale Universitario (CNU), una delle Associazioni maggiormente rappresentative dei Professori e dei Ricercatori Universitari, riservandosi una  più ampia ed articolata valutazione nel merito dei preannunciati  Disegni di Legge quadro in materia di “….riordino del reclutamento e della progressione di carriera dei professori e dei ricercatori universitari..” e  del “Regolamento concernente la struttura e il funzionamento dell’Anvur“,  coerentemente con la propria posizione, ribadisce ancora una volta che, a quasi trent’anni dall’istituzione della figura del Ricercatore Universitario, non è normativamente disciplinato in modo coerente  lo stato giuridico di tale importante figura.

Il CNU, nel ribadire la inscindibilità del binomio RICERCA-DIDATTICA in campo universitario, ritiene che siano più che maturi i tempi per l’introduzione del Ruolo Unico dei Professori Universitari e, pertanto, sostiene che oggi, ancor più che in passato, è imprescindibile l’elaborazione di una complessiva disciplina unitaria della figura del Professore Universitario, articolata su livelli  successivi di maturazione scientifica.

Comunicato CNU sul DDL 1197 (conversione in legge del DL 180) approvato dal Senato il 28 Novembre 2008

La Giunta Nazionale del CNU, presa visione del testo della legge di conversione del DL 180, approvato dal Senato, mantiene le riserve già espresse sul Decreto originale per quanto riguarda le norme sui concorsi. Continua a ritenere tali norme poco rilevanti, e comunque di scarsa efficacia al fine di combattere gli effetti distorti della gestione dei concorsi universitari.

Relativamente alle nuove norme introdotte tramite gli emendamenti approvati dal Senato il CNU esprime le seguenti osservazioni:

  • conferma il proprio parere favorevole a meccanismi di valutazione che incidano anche sulla attività e sulla carriera dei docenti universitari. In particolare vede con favore l’accoglimento di un proprio suggerimento, che recepisce il principio per cui chi giudica altri docenti deve prima dimostrare di essere egli stesso attivo scientificamente (art. 3-ter, comma 4);
  • Pur giudicando corretto il principio di legare la carriera dei docenti ad un processo di valutazione, come ha da molti anni richiesto, considera inaccettabile l’introduzione di una tale norma in un decreto-legge. Ne chiede quindi lo spostamento in un normale disegno di legge onde inserirla in un contesto più generale di rivisitazione dello stato giuridico che contestualmente tolga all’istituto del concorso la valenza di unico percorso per l’avanzamento in carriera e preveda una valutazione scientifica oltre che del complesso delle attività istituzionali del docente universitario. Tra l’altro la norma concreta (art. 3-ter, comma 3), che si limita a prevedere una penalizzazione economica a chi non adempie sufficientemente ai propri compiti scientifici, non accompagnata dalla previsione di incentivi per chi va invece oltre il mero assolvimento dei doveri basilari, assume ancora una volta il sapore di un pretesto per realizzare semplici risparmi di cassa;
  • esprime forti riserve sulla norma che permette la chiamata diretta su posti di ruolo di studiosi impegnati all’estero (art. 1-bis) senza una valutazione oggettiva della qualificazione scientifica . Ritiene infatti che tali chiamate (1) dovrebbero comunque sottostare ad un vaglio scientifico da parte della Comunità Accademica onde non trasformarsi in un canale anti-meritocratico che funga da bypass all’accesso concorsuale e (2) costituiscano un meccanismo opportuno per le sole chiamate sul ruolo di professore, e quindi non di ricercatore, perché l’esperienza e la qualità richieste per tali chiamate rischia di innalzare troppo il primo gradino della docenza, così rendendo fisiologico un troppo lungo precariato nella carriera universitaria;
  • manifesta contrarietà alla norma che vincola gli atenei ad utilizzare il 60% del budget che rientra dal turn-over per l’assunzione, oltre che di ricercatori a tempo indeterminato. anche di contrattisti così come definiti dalla Legge Moratti (art.1, comma 3). Tale norma è un chiaro invito ad un ulteriore aumento della precarizzazione che già ora raggiunge livelli inaccettabili.
  • si stupisce infine della norma che vorrebbe introdurre l’anagrafe delle pubblicazioni (art. 3-bis), quando tutti sanno che sul sito Web del CINECA tali elementi dell’attività scientifica dei docenti sono già disponibili e adoperati per valutare i candidati che presentano i cosiddetti progetti di ricerca PRIN.

Il CNU protesta infine per il mancato recepimento di una norma che esenti dalla possibilità di prepensionamento coatto i ricercatori che hanno maturato 40 anni di contributi (vedi art. 72, comma 11, L. 133/2008). Il CNU sottolinea infatti che per la quasi totalità i ricercatori universitari assolvono compiti didattici in corsi ufficiali al pari dei professori, ed è giusto pertanto che, come questi ultimi, vadano espressamente esclusi dall’attuazione di questa norma. Il CNU si batterà per l’approvazione  di un apposito  emendamento nella fase di rilettura della legge alla Camera dei Deputati.

Roma, 29 Novembre 2008

Comunicato CNU sul DL.180 e le Linee Guida

La pubblicazione in Gazzetta del Decreto-Legge n.180 del 10 Novembre 2008 ci consente di esprimere la nostra opinione sul testo definitivo.
L’impressione complessiva è che la montagna abbia partorito il topolino. Se da un lato si cerca di mitigare le grosse pecche della Legge 133 e di introdurre elementi di valorizzazione del merito, dall’altro alcuni contenuti appaiono impropri o troppo deboli per il perseguimento dei fini che si prefiggono.
Vediamo innanzi tutto con favore l’eliminazione della riduzione dell’organico degli Enti di Ricerca e l’aumento del turnover al 50% nelle Università, anche se appare troppo “ragionieristica” l’esclusione secca da tale beneficio degli atenei che per le spese di personale hanno sfondato la famosa quota del 90%.

E’ poi positivo il vincolo all’utilizzo del 60% del budget recuperato dal turn-over per il reclutamento di nuovi ricercatori. E non possono essere che positivi i circa 200 MegaEuro stanziati per borse di studio e residenze studentesche. Ma non possiamo non sottolineare che tutti i tagli al FFO sono rimasti inalterati, al punto che, qualora nel 2010 esplicassero la loro completa efficacia, renderebbero risibili gli stessi 200 milioni summenzionati. Riteniamo che sia anche positivo far finalmente partire una distribuzione del FFO che tenga conto di una valutazione delle attività istituzionali delle Università, anche se appare difficile la applicazione di criteri di qualità per il 2009 in assenza di una analisi aggiornata dei dati da parte di CIVR e CNVSU.
Per quanto attiene le nuove norme sui concorsi, oltre che di difficile attuazione nel caso di settori scientifico-disciplinari poco numerosi, esse appaiono soprattutto assolutamente inefficaci a sconfiggere il localismo e le camarille dei “baroni”. Tra l’altro, il meccanismo della selezione dei commissari tramite elezione-sorteggio è già stato sperimentato: era quello vigente subito dopo il DPR 382. Sottolineiamo comunque, come aspetto negativo, la eliminazione dei professori associati dai candidati commissari, quasi a dimostrazione che fossero loro la causa del male. Avremmo anche gradito una preventiva verifica della continuità della attività scientifica di coloro che saranno chiamati a giudicare.
Forse era il caso di intervenire su elementi più negativi, come ad esempio la doppia idoneità che facilita lo scambio di favori. Ma è anche vero che ritocchi più pesanti potevano prestare il fianco a possibili ricorsi. In sostanza sulle norme concorsuali non ci pare il caso di sottilizzare più di tanto: a nostro avviso esse andrebbero cambiate radicalmente, nel quadro di una riforma completa dello stato giuridico che realizzi finalmente la separazione del reclutamento dai semplici avanzamenti di carriera.
In conclusione il CNU ritiene che vada dato un peso relativo alle norme di questo decreto e vada invece preso atto della volontà espressa dal Governo di sottoporre ad una discussione allargata e approfondita futuri interventi correttivi, e in particolare il contenuto delle Linee Guida. E’ infatti in queste linee, di cui condividiamo gli obiettivi, che ravvisiamo la possibilità di affrontare veramente le criticità del sistema universitario, anche se avremmo gradito un più forte riferimento al supporto e valorizzazione della ricerca scientifica, vero motore della formazione universitaria e dello stesso progresso del paese. Al fine di avere la possibilità di esprimere le proprie idee in proposito, il CNU ha rinnovato in questi giorni la richiesta di essere ricevuto dal Ministro Gelmini.

Comunicato Giunta Nazionale del CNU del 3-10-2008

Il Direttivo del Comitato Nazionale Universitario (CNU), riunitosi a Bologna il 3 Ottobre, ha approvato la lettera aperta, predisposta dalle Associazioni e dalle OO.SS. Universitarie, da inviare a tutti i professori e ricercatori dell’Università.
Il CNU tiene a confermare la sua linea ultradecennale di autonomia rispetto alle varie coalizioni che si sono succedute al governo.
Condivide, in un momento così difficile per il Paese, il principio generale del contenimento e della riqualificazione della spesa pubblica.
Tutto ciò comunque non può prescindere dalla necessità che Governo e Parlamento diano una risposta adeguata alla esigenza di ricambio e potenziamento dei ruoli di Professore e Ricercatore. Infatti è da tutti condivisa la stretta connessione tra capacità di ricerca (innovazione), alta formazione e sviluppo economico e sociale. Sarebbe quindi razionale e conseguente, dopo aver deciso opportuni adeguamenti, reinvestire nella ricerca e nella formazione universitaria le risorse drenate dai più recenti provvedimenti legislativi.

Comunicato assemblea dell‘Università di Sassari

Mercoledì 24 settembre 2008, dalle ore 18 alle 20, si è svolta presso la sala consiliare della Facoltà di Medicina Veterinaria dell‘Università di Sassari un‘assemblea di ateneo aperta ai docenti, ai ricercatori e agli studenti per discutere degli effetti sul breve e lungo periodo del —Decreto Legge Tremonti“ recentemente trasformato in legge (L. 133/2008) con voto di fiducia. Hanno partecipato diversi docenti delle Facoltà di Medicina, Medicina Veterinaria, Lettere e Filosofia, Scienze ed Economia e un gruppo di studenti, tra i quali anche rappresentanti eletti negli organi consiliari di alcune Facoltà.

Sono stati unanimemente sottolineati il pericolo di un drastico ridimensionamento del sistema universitario in seguito al cospicuo taglio delle risorse finanziarie; la difficoltà di garantire adeguatamente il diritto allo studio; la chiusura di prospettive soprattutto per le nuove generazioni di ricercatori, il danno irreversibile causato al sistema della ricerca e l‘incertezza determinata per il futuro stesso dell‘Università a causa della paventata, ma incentivata, trasformazione degli atenei pubblici in fondazioni di diritto privato.
E‘stato quindi rilevato che gli stessi concorsi in itinere non consentiranno che di procedere, fin dal prossimo anno, esclusivamente ad un numero esiguo di chiamate di docenti (su base nazionale inferiore al 10% di quelli già adesso banditi, a Sassari ancora meno), vanificando la programmazione elaborata dagli atenei, le legittime aspirazioni di ingresso o progresso nella carriera di tanti colleghi e determinando di fatto il blocco di turn-over e potenziamento della categoria tecnico-amministrativa.
L‘esigenza di richiamare l‘attenzione delle istituzioni e dell‘opinione pubblica sulla drammaticità della situazione determinatasi e di sollecitare il governo affinché, invertendo la ormai consolidata prassi di non tenere in alcuna considerazione le proposte espresse dalle diverse componenti del mondo universitario (CRUI, CUN, studenti, OO.SS., Associazioni della Docenza), apra finalmente il confronto sulle prospettive del sistema universitario e della ricerca, ha suscitato un ampio dibattito sulle risoluzioni da adottare nell‘immediato.
Le proposte sollevate sono state molteplici e vanno dalla raccolta di firme degli aderenti allo stato di agitazione, al più ampio coinvolgimento degli studenti nella protesta, allo sciopero bianco della didattica. Fondamentale a parere di tutti è che l‘immagine dell‘università, dipinta spesso come corrotta e privilegiata dagli organi di informazione ben al di là di ogni limite accettabile, venga presentata al Paese nei corretti termini pur senza nascondere luci ed ombre.
L‘assemblea ritiene inoltre prioritario stimolare al riguardo gli organi accademici dell‘Ateneo e intervenire nelle Facoltà per ampliare al massimo tutte le componenti dell‘ateneo sulle iniziative di proposte.

Comunicato del Coordinamento per l’università pubblica e libera di Torino

Oggi, 18 settembre 2009, si è tenuta un’assemblea di informazione e discussione sulla L. 133/2008, con la partecipazione di studenti, ricercatori, docenti, precari, personale tecnico-amministrativo dell’Università e del Politecnico di Torino.
L’assemblea esprime profonda preoccupazione e ferma contrarietà alla L. 133/2008, rilevando in particolare che:

  • La possibilità di trasformazione in fondazioni private mina alle basi la natura pubblica dell’Università (Costituzione, art. 33: “La Repubblica istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”) e le libertà costituzionali di ricerca e di insegnamento; l’università e la conoscenza si trasformano da bene pubblico a merci, vincolate alla logica del profitto. Inoltre, le fondazioni non offrono nemmeno garanzie in merito al diritto allo studio, al mantenimento dell’offerta formativa e alla situazione lavorativa di dipendenti e precari;
  • Il taglio nel prossimo triennio di 500 milioni di euro dal fondo di finanziamento ordinario metterà a rischio lo stesso funzionamento della didattica e della ricerca universitaria;
  • La limitazione del turnover al 20% annulla le legittime aspirazioni di una generazione di giovani studiosi precari, e si traduce in riduzione ed invecchiamento del corpo docente e tecnico-amministrativo.

L’assemblea decide di intraprendere una prima serie di iniziative di informazione e discussione, da condursi in maniera unitaria fra tutte le componenti delle università.

In particolare si decide:

  • di aderire all’assemblea studentesca del 22/09 alle ore 16.00 presso Palazzo Nuovo – di dedicare la prima lezione di ciascun corso ad informare gli studenti sulla situazione degli atenei e sugli effetti della legge 133;
  • di promuovere assemblee nei corsi di studi e nelle Facoltà per discutere unitariamente della situazione e di ulteriori iniziative;
  • di sostenere l’adozione di tali forme di mobilitazione nei vari organi collegiali dell’ateneo, e di invitarli ad un pronunciamento sulla legge 133;
  • di interagire e coordinarsi con le altre università italiane in movimento;
  • di approfittare di momenti di visibilità (come la notte dei ricercatori), per attività di informazione e di promozione di un’università pubblica e finalizzata al benessere di tutta la società.

Coordinamento per l’università pubblica e libera

Comunicato Coordinamento Ricercatori Roma

COMUNICATO COORDINAMENTO RICERCATORI DI ROMA1

L’Assemblea del Coordinamento dei Ricercatori dell’Università “La Sapienza” di Roma, riunitasi il giorno 17 settembre 2008, in seguito alla richiesta da parte del mondo universitario di modificare i contenuti del Decreto Legge 112/08, esplicitata attraverso numerose mozioni che hanno coinvolto Senati Accademici, Facoltà e Dipartimenti della maggior parte degli atenei italiani, ha constatato che il Governo, nonostante le già difficili condizioni in cui versa il Sistema Universitario Nazionale, ha deciso di convertire in legge il provvedimento (Legge 133/08) lasciandolo sostanzialmente invariato.

Pertanto rimane la possibilità di trasformare le Università in fondazioni di diritto privato, come unico percorso di incerta valenza giuridico-amministrativa e non sperimentato a livello internazionale, per il superamento dell’attuale stato di dissesto finanziario degli Atenei, che rischia di avviare processi affrettati, con il pericolo concreto di condizionamenti sulla ricerca e il rischio di scomparsa della ricerca di base; la limitazione del turn over al 10% (a salire fino al 50% nel 2012), che ridurrà fortemente le possibilità di reclutamento e gli avanzamenti di carriera, impedendo alle università di ringiovanire nella misura possibile e necessaria la classe docente, a fronte del gran numero di pensionamenti previsto nei prossimi tre anni; il taglio di 500 milioni di euro in tre anni al FFO, che costringerà molti atenei ad aumentare le tasse universitarie per far quadrare i bilanci; il taglio al FFO in favore dei cosiddetti Centri di Eccellenza e in particolare in favore dell’Istituto Italiano di Tecnologia, rivelatisi come l’ennesimo tentativo di spostare risorse dal sistema delle Università pubbliche verso progetti di diretto controllo governativo.
L’Assemblea del Coordinamento dei Ricercatori ritiene che il mantenimento di queste misure aggraverà ulteriormente il già difficile stato dell’Università italiana e pertanto

INVITA
i docenti, il personale tecnico-amministrativo, i precari e gli studenti della Sapienza a dimostrare con i fatti il profondo dissenso nei confronti di questo provvedimento mediante forme di protesta, anche in coerenza con la mozione deliberata dall’Assemblea Generale della Sapienza lo scorso 21 luglio 2008.

PROPONE A TUTTI I DOCENTI
-il ritiro della disponibilità a ricoprire incarichi didattici non obbligatori per legge in questo anno accademico in accordo con i documenti del Coordinamento Nazionale dei Ricercatori Universitari (CNRU) del 1 luglio 2008 e del Comitato Nazionale Universitario (CNU) del 2 luglio 2008; -l’astensione a tempo indeterminato dalla partecipazione agli organi collegiali (Consigli di Dipartimento, Consigli di Area didattica, Consigli di Facoltà); -la lettura di questo comunicato da parte dei presidenti all’inizio delle sedute dei vari organi collegiali (alla prima data utile).

SI IMPEGNA
ad informare gli studenti, nella prima settimana di lezioni, sulle ragioni della protesta e sulle conseguenze che l’applicazione della Legge 133/08 produrrà sul Sistema Universitario.

Il Coordinamento Ricercatori dell’Università “La Sapienza” di Roma