Nuove regole per l’Abilitazione Scientifica Nazionale

Abilitazione Scientifica Nazionale

Nuove regole per l’Abilitazione Scientifica Nazionale, il titolo necessario per poter insegnare all’Università. Il via libera oggi in Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro Stefania Giannini.

Due le principali novità. Viene introdotta la cosiddetta procedura a “sportello”: gli aspiranti professori potranno presentare la loro candidatura in qualsiasi momento dell’anno e non più solo entro periodi limitati fissati dal Miur. Sono state anche riviste le modalità di sorteggio delle commissioni per garantire una maggiore rappresentatività dei settori disciplinari. Il Dpr approvato oggi in via definitiva è stato vagliato dal Consiglio di Stato e dalle Commissioni parlamentari.

“Le modifiche alle regole dell’Abilitazione Scientifica Nazionale – sottolinea il Ministro Giannini – vanno nell’ottica della semplificazione e della qualità. Le abilitazioni fino ad oggi sono andate avanti con un meccanismo a singhiozzo, rimanendo bloccate per un lungo periodo. Questo non dovrà più accadere. Introduciamo parametri per innalzare la qualità del profilo scientifico dei commissari. Nelle prossime settimane emaneremo il decreto con i criteri di valutazione dei candidati. Vogliamo far ripartire entro l’estate la procedura di selezione”.

Download sintesi: La nuova Abilitazione ScientificaNazionale  
Fonte: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR)

Comunicato stampa

Cresce ogni giorno il numero di professori universitari che aderiscono alla mobilitazione contro il blocco degli scatti stipendiali.

I professori universitari si mobilitano. Appello a Renzi

“Il Premier ci ascolti o gli Atenei si bloccheranno.
A rischio esami e lauree”

“Il premier ci ascolti o bloccheremo gli esami e le sessioni di laurea” è la minaccia dei Professori universitari, scesi sul piede di guerra per il protrarsi del blocco degli scatti stipendiali, che invece è stato annullato per Magistrati, Avvocati e Procuratori dello Stato.

“Non si può pensare di ridare fiducia a un Paese senza valorizzare la formazione delle giovani generazioni e la ricerca scientifica. L’Università vive un profondo disagio per i tagli subiti negli ultimi anni; se con finanziamenti irrisori si sono avuti risultati notevoli e servizi ben superiori alle risorse impiegate è stato anche grazie ai nostri sacrifici”. Ma ora i Professori universitari sono decisi a non accettare più il protrarsi del blocco degli scatti di stipendio, fermi da anni. Il Governo Berlusconi, infatti, con il decreto legge n. 78/2010, aveva introdotto come provvedimento d’urgenza, dovuto alla crisi, il blocco degli scatti biennali per il personale docente dell’università. Concluso il triennio, però, il blocco è stato riproposto da parte del governo Letta anche per il 2014, mentre altre categorie professionali hanno ottenuto l’esenzione dal blocco stipendiale: gli Avvocati e i Procuratori dello Stato, le Forze di Polizia, la Magistratura, il personale della Scuola Media Superiore.
Più di cinquemila docenti universitari di tutta Italia (ma il numero continua a salire di giorno in giorno) hanno firmato un documento nel quale chiedono la cessazione del blocco degli scatti stipendiali già per il 2014, nonché il riconoscimento, ai fini giuridici, del triennio 2011-2013. In assenza di una risposta positiva del governo, i docenti metteranno in atto una serie di azioni che culmineranno nel blocco degli esami e delle tesi di laurea.

Per contatti:
Claudio Giovanardi, Università Roma Tre, cell. 329 0588055 tel. 0588055
Carlo Vincenzo Ferraro, Politecnico di Torino, cell. 334 8883070 tel. 8883070

Comunicato della Giunta Nazionale del CNU

Il CNU esprime forti preoccupazioni e fondate riserve in merito alla bozza di una ennesima pasticciata riforma della normativa sull’Università, bozza  diffusa dalla stampa con prese di posizione ed interviste pubblicate con notevole risalto. In particolare intendiamo sottolineare quanto segue:

a)    l’intero documento sembra ispirato dall’idea, del tutto condivisibile, di valorizzare il merito: tuttavia applicando le ricette proposte nel testo ciò riuscirebbe del tutto impossibile. Non si tiene affatto conto, infatti, dell’odierna realtà universitaria aggravando tutti i difetti prodotti negli ultimi decenni. Ora si sa che 1) le risorse sono sempre più modeste e male distribuite; 2) le strutture universitarie sono private di ogni autonomia non solo nella gestione finanziaria ma anche in fondamentali scelte d’indirizzo della didattica; 3) ogni singolo Ateneo è costretto ad una competizione illogica e deleteria in quanto annulla le sinergie ed impedisce una seria programmazione territoriale dell’offerta formativa. Le indicazioni fornite nella bozza rischiano di aggravare ciascuno di questi difetti;

b)    nella bozza si conferma un’idea verticistica e selettiva del sapere che non ha riscontro nella realtà in quanto all’eccellenza si perviene se tutto un sistema è di buona qualità e se una larga base qualitativa consente di selezionare i migliori, senza sacrificio di una gran parte di coloro che s’indirizzano agli studi superiori. Sarebbe bene tenere conto dei dati reali offerti dalle statistiche, che mostrano sia la tendenza di un numero crescente di studenti ad abbandonare gli studi, sia la carenza di alta formazione in molti essenziali settori delle professioni e della ricerca, sia la perdita di risorse importanti formate in Italia e apprezzate solo all’estero, con evidenti effetti negativi anche per il bilancio pubblico del Paese. La bozza sembra eludere i veri problemi della ricerca e della formazione.

c)    il documento tende anche a smentire precedenti scelte riformatrici dell’Università sia in tema di abilitazioni, sia riguardo alla condizione giuridica del personale universitario. In particolare l’art. 17 fa supporre l’intento di azzerare le procedure in corso per l’avvio della fase di abilitazione nazionale, sospendendo ogni iniziativa fino all’anno 2014. Vogliamo ricordare che negli ultimi anni si registra un costante decremento del corpo docente e del personale ausiliario e che i numerosi pensionamenti e pre-pensionamenti hanno già prodotto uno stato di intollerabile sofferenza negli Atenei.

Riteniamo necessario segnalare questi esiziali problemi per evitare che decisioni affrettate, proposte in modo verticistico, senza alcun confronto con il mondo universitario, con la società civile e con le rappresentanze delle professioni, possano produrre al sistema universitario italiano dei danni irreparabili in presenza di una crisi globale che dovrebbe essere affrontata invece rafforzando la ricerca, i sistemi d’istruzione e tutti i settori che contribuiscono alla crescita sociale, professionale ed economica del nostro Paese.

4 Giugno 2012

Comunicato pensionamento 68 anni

C N U
Comitato Nazionale Universitario

Apprendiamo dalla stampa che nel Decreto Legge sullo Sviluppo, che il Consiglio di Ministri starebbe per approvare, è contenuta una norma che anticipa il pensionamento dei Professori Universitari Associati a 68 anni, rispetto ai 70 anni sanciti dalla Legge Moratti (L. 230/2005). Una norma del genere, motivata unicamente dal desiderio di far risparmiare le Università, non può essere accettata supinamente dai docenti universitari per le ragioni che seguono:

  1. per lo Stato non si tratta di un risparmio, ma di  una semplice “partita di giro”: lo stipendio di questi professori verrà pagato dal sistema previdenziale invece che dall’Università
  2. la norma è in palese controtendenza con l’aumento delle aspettative di vita, e i conseguenti progetti di aumento generalizzato della età pensionabile, in atto anche in altri paesi europei
  3. introduce una ulteriore discriminazione all’interno della docenza universitaria, differenziando professori associati e ordinari
  4. non permette una parallela apertura ai giovani in quanto continuano ad applicarsi le norme di parziale blocco delle assunzioni introdotte dalla manovra economica dello scorso anno
  5. riduce ulteriormente la capacità degli atenei di offrire percorsi di formazione superiore, costringendoli a ridurre l’offerta didattica
  6. toglie anticipatamente dal lavoro delle persone che, dedicandosi ad una attività di tipo intellettuale, è giusto invece che restino attive più a lungo degli altri lavoratori
  7. si rivolge infine ad una categoria che è stata già tartassata con tanti altri provvedimenti che ne hanno limitato le prospettive di carriera. Infatti la generalizzata alta età di entrata nei ruoli universitari, accoppiata al blocco pluriennale delle carriere introdotto dal Decreto Legge  78/2010  e successive modificazioni, fa sì che i docenti universitari non abbiano quasi mai il tempo di raggiungere le classi più alte della carriera, e i relativi livelli economici, con conseguente danno economico sia quando sono in servizio che quando andranno in pensione.

Il CNU invita i colleghi alla mobilitazione e si farà promotore, assieme alle altre associazioni sindacali, delle necessarie forme di protesta.

20 Ottobre 2011
La Presidenza CNU

Comunicato dei Docenti e Ricercatori della
Facoltà di Ingegneria dell’Università del Sannio

L’assemblea dei Docenti e Ricercatori della Facoltà di Ingegneria, riunitasi il giorno 15 giugno, preso atto delle iniziative di protesta dei colleghi delle Facoltà di Ingegneria delle Università Parthenope di Napoli e di Cassino, in relazione ai tagli all’Università previsti dalla manovra finanziaria in discussione nel Parlamento Italiano, ulteriore esempio di attacco alle attività di ricerca e didattica, proclama lo stato di agitazione e decide di sospendere le sedute di esame di profitto e di laurea a partire da giovedì 17 giugno.
In questo periodo saranno previste assemblee aperte agli studenti per informarli dei motivi dello stato di agitazione e delle conseguenze del disegno di legge Gelmini e della manovra correttiva finanziaria 2010.

L’assemblea si riconvoca giovedì 24 giugno, alle ore 10, per valutare nuove decisioni a riguardo.

Benevento, 15 giugno 2010

Comitato Nazionale Universitario
(Comunicato del 4 giugno 2010)

La pubblicazione del Decreto Legge del Governo sulla manovra economica ha purtroppo confermato la nostra primitiva indignazione.  Se da un lato si può riconoscere che l’Istituzione universitaria è stata salvata da alcuni dei tagli che hanno colpito altre amministrazioni (ad es. la riduzione lineare del 10% non opera sul FFO), dall’altro rileviamo con profondo disappunto che la scure dei tagli si è abbattuta molto pesantemente sulle retribuzioni dei docenti universitari.
Va chiarito subito, ancora una volta, che anche gli universitari sono pronti a dare il loro contributo alla soluzione dell’attuale crisi economica, in ossequio all’invito rivolto dal Capo dello Stato a tutti i cittadini. Essi chiedono soltanto che i sacrifici, che come al solito sono concentrati sui lavoratori del Pubblico Impiego, siano distribuiti con equità su tutte le categorie. Purtroppo non è così. Infatti nei riguardi delle categorie non contrattualizzate, e in particolare dei docenti universitari, si stanno perpetrando delle palesi ingiustizie dimenticando completamente  le ragioni che stanno alla base delle loro progressioni di carriera, cioè  la garanzia dell’autonomia e della libertà di esercizio delle rispettive  funzioni.

Di fatto oltre al blocco per il triennio 2011-2013 degli adeguamenti stipendiali legati all’inflazione (analogo al blocco dei contratti per le categorie contrattualizzate) e al limite retroattivo (probabilmente incostituzionale) ai miglioramenti economici del biennio 2008-2009, ai docenti universitari e ai magistrati vengono anche bloccati gli scatti biennali che sono connaturati con la progressione di carriera. Per i docenti universitari sono legati alla crescente maturità scientifico-didattica.  Ma mentre per i magistrati il blocco è temporaneo e al termine del triennio recuperano la normale progressione di carriera come se la manovra finanziaria non ci fosse stata, per i docenti universitari il blocco è definitivo e la progressione economica riparte nel 2014 come se il triennio 2011-2013 non fosse trascorso. Ciò determina ovviamente un danno che cresce in continuazione negli anni successivi fino a far sentire i suoi effetti deleteri anche sulla pensione e sulla liquidazione. Tra l’altro quest’ultima verrà erogata nell’arco di tre anni, e ricalcolata con diverso metodo, naturalmente meno favorevole. Siamo proprio figli di un Dio minore!
Il suddetto blocco, infine, discriminatorio già di per sé, risulta ancor più punitivo per i giovani, proprio perché le retribuzioni all’inizio di carriera sono esageratamente basse. La perdita di retribuzione dei docenti giovani nel triennio, su questa sola voce, arriverebbe addirittura al 16%!

Il Ministro Gelmini, che dovrebbe preoccuparsi sia dell’assolvimento dei doveri che del rispetto dei diritti del personale del proprio dicastero, tace.  Quando parla, continua a ripetere con monotona cantilena che “la manovra garantisce crescita, equità (?) e sviluppo”, ancora una volta succube del Ministro dell’Economia.
Il CNU ritiene sia giunta l’ora di una forte risposta nei riguardi del governo, con una mobilitazione generale dei colleghi che sfoci in una giornata di blocco completo di tutte le attività e un successivo “sciopero bianco” che veda una perdurante astensione da tutte quelle attività didattiche e organizzative che liberamente esercitiamo giorno per giorno ma non sono obbligatorie per legge.
E’ con tale proposta che la nostra associazione parteciperà all’incontro nazionale dei sindacati universitari il 9 Giugno prossimo.

Comunicato CNU

Proff. G. Cordini, F. Indiveri

Venerdì 14 Maggio a Firenze c/o la Facoltà di Agraria si è svolto un Seminario CNU sulle forme di “precariato” nelle Università. Dopo l’introduzione  del  Prof. Francesco Indiveri, presidente del CNU, e l’intervento di alcuni professori delle Università di Pavia e di Pisa che hanno focalizzato   la problematica del lavoro  precario ( ricerca e/o didattica) che si svolge  negli atenei,  si è sviluppata una ampia e vivace discussione  a cui hanno partecipato  il Segretario dell’Associazione dei Dottorandi e Dottori Italiani (ADI) ed alcuni esponenti delle categorie dei precari  degli atenei di Firenze, Pisa, Bologna, Roma, Genova, Messina e Bergamo.

La discussione ha  focalizzato l’esistenza di una vasta area di studiosi   che  operano nell’Università in assenza di prospettive e ha  evidenziato i grossi limiti delle proposte del Disegno di Legge del Governo sull’Università, attualmente in discussione al Senato.

In particolare sono stati sottolineati i seguenti aspetti:

  • la miopia di un provvedimento riformatore a costo zero proprio in un settore che dovrebbe promuovere la ricerca e l’innovazione, cioè i fattori capaci di contribuire in maniera determinante  alla soluzione della crisi economica
  • l’assurdità di una proposta  che invece di eliminare le figure precarie  le moltiplica e farà così aumentare  ulteriormente l’alta età di ingresso nel ruolo con la prospettiva di allontanare dalla carriera accademica gli studenti migliori
  • l’insensibilità nei riguardi degli attuali ricercatori, che continuano a non vedersi riconosciuta la funzione di professori, nonostante gravi sulle loro spalle quasi la metà dell’offerta didattica complessiva.

I convenuti hanno elaborato  alcune proposte :

  1. restituire agli atenei il 50% dei fondi liberati dal turn-over, sequestrato dal DL 180/2009, onde permettere un più esteso reclutamento dei tanti giovani che già ora possiedono titoli scientifici rilevanti
  2. assicurare ai nuovi ricercatori a tempo determinato l’ingresso nel ruolo docente una volta ottenuta la relativa abilitazione, così  trasformando il loro fumoso percorso di formazione in reale “tenure-track”
  3. valorizzare il “dottorato” come premessa alla formazione della docenza.

Infine la giunta del CNU ha deliberato di invitare gli iscritti alla Associazione a supportare le azioni dei ricercatori a tempo indeterminato rifiutando di accettare dalla rispettive Facoltà di accollarsi i compiti didattici che i ricercatori lasceranno scoperti.

FOTO DEL SEMINARIO

Comunicato della Presidenza CNU

Il CNU ha atteso che la discussione sul DDL Gelmini  nella Commissione Istruzione del Senato arrivasse ad uno stadio avanzato, con la speranza che qualcuna delle più macroscopiche incongruenze presenti nel ddl governativo fosse focalizzata e avviata a sostanziale modifica. In questa speranza eravamo confortati dalle opinioni raccolte fra gli addetti ai lavori, che si erano espressi favorevolmente all’accoglimento di punti di vista diversi e disponibili a sostenere modifiche costruttive.

L’analisi dei risultati è sconfortante: basta scorrere la lista degli emendamenti proposta dal relatore della legge, Senatore Valditara, per constatare che la commissione del Senato partorirà ben poche  norme migliorative. Né gli emendamenti proposti dall’opposizione risolvono alcune questioni. In particolare, l’ignoranza del destino dei ricercatori, che oggi permettono la sopravvivenza del sistema universitario italiano, è  la più eclatante fra le omissioni che si possono riscontrare.

Il CNU ha sollevato questa questione in ogni occasione ed in ogni sede,  ed ha suggerito  anche una proposta, a nostro parere ragionevole, per la soluzione del problema. Queste argomentazioni, al pari di quelle avanzate dalle altre rappresentanze della docenza, sono rimaste senza risposta. Riteniamo pertanto che sia necessario esprimere la nostra solidarietà alla categoria dei Ricercatori, ed il nostro sostegno all’attività del CNRU,  e rivolgere un invito a tutte le organizzazioni della docenza perché su questo tema si costruisca una piattaforma unitaria che proponga  all’interlocutore politico indicazioni utili alla soluzione del problema.

30 Marzo 2010